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21 giugno 2026 · 2 min di lettura

KPI di commessa: gli indicatori che contano davvero

I KPI che contano per controllare le commesse: marginalità, scostamento budget-consuntivo, leaked time, utilizzo risorse e hit rate.

KPI di commessa: gli indicatori che contano davvero

Misurare le commesse non vuol dire riempire una dashboard di numeri. Vuol dire avere pochi indicatori che dicono, mentre il lavoro è in corso, se stai guadagnando e dove stai perdendo. Un KPI che arriva tardi non è un indicatore: è una constatazione.

Ecco gli indicatori che, per chi lavora su commessa, fanno davvero la differenza.

Marginalità per commessa

È il KPI madre: ricavi meno costi, in valore e in percentuale, per ogni singola commessa. Da solo non basta, ma senza di lui tutti gli altri perdono senso. La domanda a cui risponde è semplice: questo progetto sta guadagnando? Se lo scopri solo a consuntivo, l’hai scoperto troppo tardi.

Scostamento budget-consuntivo

Confronta ciò che avevi previsto con ciò che sta succedendo. È l’indicatore che trasforma il controllo di gestione da autopsia in guida: se a metà commessa hai consumato il 70% del budget ma l’avanzamento è al 50%, lo scostamento ti avvisa mentre c’è ancora tempo per rinegoziare o correggere.

Ore non fatturate (leaked time)

Le ore lavorate ma mai arrivate in fattura sono margine che evapora in silenzio. Tracciare la percentuale di ore fatturabili effettivamente fatturate, commessa per commessa, fa emergere una dispersione che spesso vale punti interi di marginalità.

Utilizzo delle risorse

Quanta parte del tempo delle persone è allocata su commesse fatturabili, e quanta si perde tra attività non imputate. Un utilizzo basso non significa che il team lavora poco: di solito significa che il lavoro c’è ma non viene registrato sulla commessa giusta.

Hit rate delle offerte

Il rapporto tra offerte presentate e commesse vinte. Tenuto insieme alla marginalità media delle commesse vinte, dice se stai crescendo sui progetti giusti o riempiendo l’agenda di lavori che marginano poco.

Come leggerli insieme

Nessuno di questi KPI vive da solo. Una marginalità alta con un utilizzo basso nasconde inefficienza; un hit rate alto con margini bassi segnala che stai comprando fatturato. Il valore sta nel vederli sugli stessi dati, aggiornati, senza dover montare un foglio Excel ogni fine mese.

Se vuoi una prima misura del tuo livello di controllo, il calcolatore dell’Indice di Controllo ti dà un punteggio su 100 e una stima della dispersione annua in pochi minuti.

Domande frequenti

Quanti KPI di commessa servono davvero? +

Pochi e azionabili. Per la maggior parte delle aziende che lavorano su commessa bastano cinque indicatori: marginalità per commessa, scostamento budget-consuntivo, ore non fatturate (leaked time), utilizzo delle risorse e hit rate delle offerte. Aggiungerne troppi rende il controllo un esercizio di reporting invece che di decisione.

Ogni quanto vanno aggiornati i KPI di commessa? +

In tempo reale, o il più vicino possibile. Un margine che arriva a fine commessa è un'autopsia: utile per la statistica, inutile per correggere la rotta. Il valore dei KPI sta nella tempestività con cui fanno emergere lo scostamento mentre puoi ancora intervenire.

Si possono calcolare i KPI di commessa in Excel? +

Si può, ma a un costo: le estrazioni manuali sono lente e i numeri nascono già vecchi. Quando ore, costi e ricavi vivono dentro il gestionale, i KPI si aggiornano da soli sugli stessi dati, senza riconciliazioni.

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